L’alto Lario, maestosamente incuneato fra i monti, sino a chiudersi sotto le aspre giogaie della Mesolcina a lungo incoronate di neve, é un superbo spettacolo di vastità panoramica che a sud raggiunge Bellagio e il ramo di Lecco. Questo non é l’unico motivo d’interesse dell’alto lago, dobbiamo aggiungervi l’arte, soprattutto a Gravedona, ma anche, sorprendentemente, in minuscoli paesi sperduti fra i monti.
Nella
plaga meridionale di Gravedona, a pochi metri dalla riva del lago, sorgono i due
più antichi edifici sacri la parrocchiale di S. Vincenzo e la chiesa di S.
Maria del Tiglio. S. Vincenzo rappresenta il rimaneggiamento barocco di una
chiesa romanica preceduta, in loco, da un primitivo sacello paleocristiano del
sec. V. A
pochi passi dalla parrocchiale, la chiesa di S. Maria del Tiglio - uno dei più
singolari monumenti lariani - costituiva in origine il battistero di Gravedona
(secolo V) si vedano, all’interno, i frammenti di mosaico (sec. V) che
ricopriva il pavimento paleocristiano a forma di quadrato triabsidato nel cui
centro era affondata la vasca per immersione.
La costruzione romanica che noi vediamo in marmi bianchi e grigi (c. 1150-75) riprese, allungandola, la pianta paleocristiana e diede all’alzato accentuata spinta ascensionale, esaltata dal campanile incastrato nel mezzo della facciata a capanna (motivo di derivazione oltremontana) proseguito (a più riprese, dal Trecento in poi) in forma ottagona, sopra il tetto della facciata.
All’esterno
della chiesa ritroviamo i consueti motivi decorativi romanici, degli archetti
pensili poggianti a gruppi su lesene o semicolonne, e delle profonde strombature
alle finestre. L’interno ci avvince per un’aura mistica già gotica: vi
s’innalza la marmorea vasca battesimale, vi si aprono due loggiati nell’alto
della navata; l’abside di fondo si incurva in 3 absidiole; dalle pareti ci
guardano lembi di affreschi, dal tardo 200 al 500 e un severo bianco Crocifisso
pende sopra il piccolo altare.
Da S. Maria del Tiglio la visita di Gravedona passa per i più antichi e pittoreschi quartieri del borgo sino al rione Castello ove s’erge il cinquecentesco palazzo Gallio, fatto costruire dal card. Tolomeo, dopochè erano stati spianati i resti del castello medioevale. Il vasto edificio che corona il cosiddetto Sasso di Gravedona, sta tra la fortezza e la villa, con maschie torri angolari e gentili trifore nei prospetti e nell’interno, un ampio salone d’onore su due piani.
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