La Pliniana

Torno

 Appartata e triste (per alcuni perfino un po’ tetra), i turisti vedono sulla sponda orientale del Lario, nei pressi dell’abitato di Torno, la villa più misteriosa e inquietante del lago.Villa La Pliniana

Sembra che sull’edificio gravi un’aura di sospesa inaccessibilità, quasi che ancora vi aleggino i fantasmi che si dice turbassero il suo primo proprietario, il conte Giovanni Anguissola di Piacenza, rifugiatosi qui dopo aver preso parte alla congiura di palazzo in cui venne trucidato Pier Luigi Famese. Il luogo dove sorse sul volgere del Cinquecento la semplice ma elegante dimora (subito riconoscibile per il portico centrale a tre arcate il cui disegno può far pensare ad un intervento del Pellegrini), era del resto già famosa fin dall’epoca dei Plini per via di una fonte dal flusso intermittente che fece sempre discutere gli studiosi di idraulica e favoleggiare la gente su una probabile comunicazione tra le acque limpide del lago di Como e i fangosi fiumi infernali: “Nasce dalla montagna... tre volte al giorno si abbassa e s’innalza per determinati accrescimenti e diminuzioni…

La villa fu naturalmente visitata da molti illustri personaggi: Byron, Foscolo, Stendhal, Liszt (come si vede i soliti nomi del vagabondaggio culturale di quel tempo). Rossini vi compose, a quanto si tramanda, l’intero Tancredi, che rappresentò forse - e non diremo solo per effetto degli influssi romantici e un po’ saturniani della Pliniana - il primo vero distacco del melodramma dalle controllate e simmetriche tenerezze settecentesche e l’accendersi di certi bagliori guerreschi ad amorosi che avrebbero in seguito infiammato tutta l’opera italiana.