Sulla
riva orientale dell’alto lago di Como, nel comune di Colico, ai piedi del
monte Legnone, sorge l’abbazia di Piona sull’estremità di un verde
promontorio. Il luogo, per la presenza di una folta vegetazione di castagni,
betulle, lanci e abeti, è uno dei più ameni e pittoreschi dell’alto Lario e
lo sguardo spazia sulla riva opposta del lago, dove sorgono importanti centri
urbani, ricchi di storia e di arte, come Dongo, Gravedona, Domaso e Gera Lario.
L’abbazia è abitata dai monaci cistercensi della Congregazione di Casamari.
La chiesa e il chiostro di Piona furono edificati dai monaci cluniacensi nei secoli XI-XIII, nel periodo di massima espansione di quell’Ordine, che si diffuse in questo territorio anche con i priorati di San Pietro in Vallate, in Cosio Valtellino (1078), di San Giovanni Battista, in Vertemate (1084) e di San Nicolò di Figina, in Oggiono (1107). I monaci si insediarono nel luogo dove sorgeva l’oratorio fatto edificare nel secolo VII dal vescovo di Como, Agrippino (586 -620), e dedicato a santa Giustina martire. Della primitiva costruzione rimane solo il rudere di una piccola abside in pietra di Moltrasio.
Nel 1138, venne consacrata l’attuale chiesa, dedicata alla Madonna e nel 1154, il tempio fu dedicato anche a san Nicola di Bari, protettore dei naviganti.
Il priorato di Piona, nel 1480, fu dato in commenda dal papa Sisto IV fino al 1798, quando il Direttorio della Repubblica cisalpina soppresse le abbazie e i priorati.
Nel
1578, il vescovo di Como, in visita pastorale a Piona, trovò i locali e le
suppellettili nel più completo abbandono, con tetti, soffitti e pavimenti
fatiscenti e rovinati. Divenuta proprietà del demanio nel secolo scorso,
l’abbazia fu posta in vendita, passando attraverso vari proprietari fino al
1937 quando fu data in donazione alla Congregazione di Casamari. Nel febbraio
1938, i Cistercensi inviarono una piccola comunità che si impegnò a
ripristinare i locali claustrali e la chiesa e avviarono con successo le loro
tradizionali attività.
La chiesa, volta a oriente, secondo lo schema tradizionale dell’architettura benedettina medievale, è di forma rettangolare, a pianta irregolare, lunga metri 27,60, larga 8 e alta 9,50. L’esterno si presenta semplice e severo, con muri in pietra locale. Sulla essenzialità della facciata spicca la porta di bronzo, notevole opera dello scultore Giuseppe Abram (1982), suddivisa in sei riquadri che rappresentano episodi della vita di san Benedetto. L’interno, a navata unica, è caratterizzata da una sobria austerità
di linee. Le due pareti laterali di pietra scura, coperte da soffitto in legno a travature orizzontali, evidenziano il moto curvilineo verso l’esterno della parete centrale. L’abside é interamente coperta di affreschi di non facile lettura, a causa del loro precario stato di conservazione. Ai lati, racchiusi in riquadri, due gruppi di sei apostoli recano in mano il rotolo delle Scritture, mentre con l’altra, levata in alto, acclamano la manifestazione del Signore. L’intera raffigurazione può essere interpretata anche come rappresentazione dell’Ascensione.
Il chiostro, edificato nel secolo XIII e restaurato nel 1965, è uno degli esempi più interessanti del romanico lombardo dell’Italia settentrionale. Di forma quadrangolare irregolare, segue nelle sue strutture l’andamento del terreno, digradante verso la chiesa. Il lato meridionale è rialzato rispetto agli altri, conferendo così all’insieme un armonico movimento. Sulle gallerie del chiostro sono disposte le celle dei monaci, la biblioteca e una sala per le riunioni della comunità monastica. Gli affreschi del chiostro, alcuni dei quali staccati da altri locali del monastero e qui collocati negli anni ‘60, risalgono, per lo più, alla prima metà del Trecento.
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