Alessandro
Volta (1745-1827) lasciava, morendo, una preziosa eredità di manoscritti e di
strumenti di altissima importanza scientifica, che costituivano l’attrattiva
più suggestiva dell ‘Esposizione Voltiana in Como del 1899. L’Esposizione
commemorativa fu distrutta da un furioso incendio e gli strumenti, testimonianze
preziosissime del genio di Volta, ne uscirono ridotti di numero e malconci;
fortunatamente i manoscritti conservati presso il Reale Istituto Lombardo di
Scienze e Lettere di Milano, si salvarono dalla totale distruzione. I cimeli
superstiti e gli strumenti ricostruiti con la più scrupolosa fedeltà, si
trovano ora raccolti nella grandiosa sede del Tempio Voltiano, donato alla città
di Como dall’on. Francesco Somaini in occasione del primo centenario della
morte del grande comasco.
Un aspetto singolare dell’opera scientifica di Volta trae la sua origine nel fatto che egli fu un autodidatta; affrontò lo studio sperimentando con strumenti di una meravigliosa semplicità, obbedendo all’imperativo della sua personalità che lo sospingeva a rendersi conto direttamente delle modalità dei fenomeni considerati. Nel 1765, a ventiquattro anni, sotto forma di lettera diretta al padre Beccaria, pubblica una memoria in purissimo latino, nella quale esprime le sue idee sulle manifestazioni di fenomeni elettrici in opposizione a quelle del Beccaria. Questa memoria, sarà seguita a due anni di distanza, da una altra pure in latino, di carattere prevalentemente sperimentale.
Nel Tempio voltiano sono testimoniate le tappe più significative della ricerca e gli strumenti che Volta utilizzò per giungere alle sue mirabili invenzioni:
- Elettroforo (1775);
- Azioni induttive e Condensatore (1778-1782);
- Elettrometria (1784-1787);
- Teoria del Contatto e Pila (1792-1800);
- Aria infiammabile e Eudiometria (1776-1790);
-
Uniforme dilatazione dell’aria pel calore (1791-1793) e tensione dei
vapori (1795).
In
sedici vetrine, sono stati distribuiti più di 200 tra cimeli e residui di
cimeli, come pure strumenti ricostruiti e copie di cimeli che ben documentano il
procedimento scientifico usato da Volta: concepire e meditare astrattamente un
principio teorico che, dopo innumerevoli sapienti e conclusive esperienze, véniva
sperimentalmente verificato e confermato.
Quando Volta cominciò le sue ricerche, Il quadro delle conoscenze elettriche era ristretto; non si era andati più in là della costruzione di una modesta macchina elettrica a strofinio, si conoscevano quali erano i corpi atti a trasmettere o no lo stato elettrico, si sapevano caricare e scaricare bottiglie di Leida e vetri armati con fogli di stagnola, senza però avere idee intorno alla natura di questi fenomeni.