Villa del Balbianello

Lenno

 Appena sopra l’Isola Comacina, Lo storico campanile della chiesa di Ossuccio e l'isola Comacina verdissimo sperone che protegge la cosiddetta “Zocca de l’oli” (Conca dell’olio), attira l’attenzione del turista che percorre il lago una breve penisoletta resa ancor più elegante da alcune costruzioni di gusto classico. Si tratta del dosso di Lavedo, la cui punta vanta un porticciuolo che è tra le vedute più fotografate del Lario.

Su questo dosso, un tempo dei Balbiano (donde il nome che ancora è rimasto alla villa principale) ebbero casa i Giovio, cospicua famiglia comasca, che la cedettero sul finire del Cinquecento al cardinale Tolomeo Gallio.

Ritornata ai Giovio per via ereditaria, fu poi acquistata da un altro prelato, il cardinale Angelo Maria Durini. Verso la fine del Settecento la proprietà passò ai Lambertenghi, ai quali subentrarono gli Arconati Visconti.Villa Balbianello

Come si vede, le chiavi di un simile paradiso passarono in molte mani, ma quelle che lo resero tanto splendido furono mani consacrate e prelatizie.

Il cardinale Gallio, comasco, importante figura della Chiesa rinascimentale, fu potentissimo Segretario di Stato sotto Gregorio XIII, e come tutti i prelati di quel tempo amò circondarsi di fasto. Possedeva due palazzi a Como, una villa a Frascati, una villa a Cemobbio (quella che diventerà poi Villa d’Este), un palazzo a Gravedona, e giunto in possesso del Balbiano, fece disegnare il progetto della sua nuova residenza lacustre ad un architetto di fama, il Pellegrini (ma non si è sicuri che la costruzione si stata effettivamente seguita da questo artefice).

Suo emulo in fatto di povertà evangelica fu un altro eminentissimo, il cardinale Durini, prelato di grandi entrature, nunzio pontificio in varie sedi, la più prestigiosa delle quali fu Varsavia.

Anche lui aveva il male... della pietra, ma delle sue varie dimore preferi il palazzo di Monza e la vill del Lavedo.